Encefalite nei pazienti con COVID-19: un’analisi sistematica basata sull’evidenza

Sebbene la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus (SARS-CoV-2) infetti prevalentemente il sistema respiratorio, diverse indagini hanno mostrato il coinvolgimento del sistema nervoso centrale (Central Nervous System, CNS) lungo il decorso della malattia, con l’encefalite come uno dei sintomi.

L’obiettivo di questa revisione sistematica era di valutare le caratteristiche (aspetti clinici, neuroradiologici e caratteristiche di laboratorio) e gli esiti dell’encefalite nei pazienti COVID-19.

I database PubMed, Scopus e Google Scholar sono stati ricercati dal 1° dicembre 2019 al 21 luglio 2022 per identificare casi clinici e serie di casi pubblicati su COVID-19 associati all’encefalite, e la qualità degli studi inclusi è stata valutata dalle checklist di valutazione critica del Joanna Briggs Institute.

Questa revisione sistematica includeva 79 studi che includevano 91 pazienti COVID-19 (52,7% maschi) affetti da encefalite, in cui

  • l’85,6% erano adulti (49,3 ± 20,2 anni) e
  • il 14,4% erano in età pediatrica (11,2 ± 7,6 anni).

La RT-PCR (RealTime-Proteina C Reattiva) è stata utilizzata per confermare il 92,2% dei pazienti con COVID-19.

I sintomi correlati all’encefalite erano presenti nel 78,0% dei pazienti con COVID-19 al momento della diagnosi.

In questi pazienti con encefalite le manifestazioni neurologiche riportate più frequentemente sono state:

  • Convulsioni (29,5%),
  • Confusione (23,2%)
  • Cefalea (20,5%)
  • Disorientamento (15,2%)
  • Stato mentale alterato (11,6%).

Osservando i risultati della risonanza magnetica, dell’EEG e del liquido cerebrospinale, il 77,6%, il 75,5% e il 64,1% dei pazienti ha presentato risultati anormali.

L’encefalite associata a SARS-CoV-2 o mediata era il tipo più comune osservato (59,3%), seguito dall’encefalite autoimmune (18,7%).

Tra i pazienti inclusi, il 66,7% è stato dimesso (il 37,8% è migliorato e il 28,9% è completamente guarito), mentre il 20,0% dei pazienti con encefalite positiva al COVID-19 è deceduto.

Sulla base della valutazione della qualità, l’87,4% degli studi era di alta qualità.

Benché nell’infezione da COVID-19 l’encefalite non sia un fenomeno tipico, SARS-CoV-2 sembra un neuropatogeno che colpisce il cervello anche quando non ci sono segni di malattie respiratorie, causando un alto tasso di disabilità e mortalità.

CONCLUSIONI: I pazienti COVID-19 con segni neurologici acuti caratteristici devono essere valutati immediatamente per l’encefalite virale, data la condizione attuale della pandemia COVID-19.

I pazienti con COVID-19 con sospetto di encefalite dovrebbero essere sottoposti ad ulteriori esami, come

  • Risonanza magnetica cerebrale,
  • Monitoraggio EEG a lungo termine
  • Puntura lombare.

La mancanza di un profilo liquorale caratteristico della meningite/encefalite virale, così come la PCR negativa per il virus SARS-CoV-2 nel liquido cerebrospinale, rende meno evidente la diagnosi di encefalite causata dal virus SARS-CoV-2, indicando un possibile neuropatogenesi autoimmune.

Nella fase post-acuta dell’infezione da SARS-CoV-2, è fondamentale valutare le conseguenze neurologiche.

In questa fase, l’encefalite dovrebbe essere diagnosticata solo in presenza di segni clinici di infiammazione cerebrale, come

  • Pleiocitosi nel liquido cerebrospinale,
  • Alterazioni dell’imaging,
  • Convulsioni focali o
  • Alterazioni istologiche.

Anche se il virus viene trovato nel liquido cerebrospinale, l’encefalite non dovrebbe essere diagnosticata fino a quando non è presente una infiammazione cerebrale.

Cells. 2022 Aug 18;11(16):2575                                                     . Leggi l’articolo (FREE)